Le Melissae, l'Alveare e il sacro nel mondo antico

Nel mondo antico, e anche oggi per alcune persone, le api non erano soltanto insetti laboriosi, ma creature speciali, custodi di un sapere misterico ed incarnazione di una trama invisibile di tessiture che collegavano natura, società e divino. Non dovrebbe sorprendere, quindi, che alcune sacerdotesse venissero chiamate proprio così...Melissae, "api".
Queste sacerdotesse, insieme alle Vestali nel mondo romano, occupano uno spazio speciale nel mio cuore. Nell'Alveare di Brigit-Belisama reclamiamo le parole di Melissae e di Melissei e le indossiamo, cercando di portare nel mondo il loro misterico significato attraverso le nostre azioni e le nostre scelte, a seguito dell'iniziazione a Brigid...Regina dell'Alveare. Le api infatti sono legate alla Terra dell'Estate, la Sacra Isola dell'Altromondo, la mistica Avalon dove, secondo una leggenda diffusa a Glastonbury (la controparte terrena dell'Isola di Avalon, situata nel Somerset in Inghilterra), Brigit possedeva un meleto verso cui le api viaggiavano per ottenere un nettare magico e da cui facevano poi ritorno portando con sé la saggezza dell'Isola Sacra nel mondo.
Ma chi erano queste donne consacrate al sacro? E perché venivano associate ad un animale tanto piccolo eppure capace di incarnare un ordine più vasto del mondo? Domande e riflessioni che, ogni volta che ci penso, mi fanno venire i brividi...


Per cercare di comprendere le sacerdotesse occorre partire, secondo me, dalle api, dalla loro società e dal nutrimento che producono; ma, inevitabilmente, parlare delle api significa già sfiorare anche il mondo delle Melissae. Nell'antichità, le api rappresentavano qualcosa di più grande di ciò che siamo in grado di vedere noi oggi. Erano un modello di perfezione, vivendo in comunità organizzate, gli alveari, con sistemi ordinati e quasi perfetti. Questo li rendeva un'immagine naturale dell'equilibrio e della disciplina.
Ogni ape, nell'alveare, possiede un ruolo preciso e non sembra esistere spazio per ciò che noi esseri umani abbiamo imparato a chiamare "il caso". Al centro dell’alveare si trova la regina, l'unica depositaria della continuità della comunità, ed attorno a lei ruota l’intera organizzazione. Le api operaie si occupano della raccolta del nettare, della costruzione e della manutenzione dei favi, della cura delle larve e della produzione del miele. Le api più giovani restano inizialmente all’interno dell’alveare, svolgendo compiti di nutrimento e pulizia, mentre quelle più mature si spingono all’esterno, verso il mondo, per raccogliere le risorse necessarie alla sopravvivenza dell’intera comunità. Questa distribuzione dei compiti crea l’immagine di una società in cui l’individuo diviene un tutt'uno con e nella collettività. Non esiste competizione, ma una forma di cooperazione continua e instancabile, quasi guidata da una logica istintiva superiore...potremmo dire divina. Proprio per questo motivo, in antichità, nell’alveare non si vedeva soltanto un fenomeno naturale ma un possibile ordine umano. Una comunità in cui ogni individuo, se pur piccolo ed apparentemente insignificante, contribuisce ad un equilibrio più grande di sé. Collettivo. Circolare. Matriarcale.
Il miele prodotto dalle api era veramente speciale. Non era solo un alimento, ma aveva un posto importante nella società e nelle tradizioni del mondo antico. Era nutrimento non solo per gli esseri umani, ma anche per le divinità. Considerato come una sostanza benefica e quasi miracolosa, veniva utilizzato anche come rimedio medico per curare ferite e malattie. Era inoltre sempre presente nei riti religiosi, veniva offerto nei sacrifici ed accompagnava le libagioni. Il miele era, a tutti gli effetti, integrato nel linguaggio materiale rituale con cui ci si rivolgeva al sacro. Non meno importante era il suo ruolo nei contesti funerari, dove veniva utilizzato come offerta per i defunti, segno di cura e continuità oltre la soglia della morte. La sua natura dolce e la sua capacità di resistere alla decomposizione lo rendevano qualcosa di veramente sacro. Il miele sembrava rappresentare l'immortalità e la purezza, ma anche il passaggio tra la vita e la morte. Era come se appartenesse a uno spazio intermedio, sospeso tra ciò che finisce e ciò che continua in un'altra forma al di là del visibile e del tangibile.


Non c'è da sorprendersi, a questo punto, se alcune sacerdotesse erano chiamate proprio api. Un unione  simbolica tra la donna e l'animale sacro. Non si tratta di una semplice metafora poetica, ma di una vera e propria identità rituale. Nonostante, nelle fonti frammentarie giunte sino a noi, queste donne non siano sempre chiaramente descritte nei dettagli, è plausibile pensare che le sacerdotesse imparassero a lasciare da parte la loro individualità per mutare la loro identità e "indossare" le qualità delle api.
Mi piace pensare che, come le api, queste sacerdotesse incarnavano valori precisi e rigorosi...la purezza rituale, la disciplina del corpo e dell'animo, la dedizione totale al sacro, l'incarnazione del divino. La loro vita quotidiana era sicuramente scandita e regolata da una logica diversa da quella mondana, come se appartenessero ad un ordine in parte separato, facente parte ed al tempo stesso sottratto alla dimensione ordinaria.
Le Melissae erano sacerdotesse consacrate soprattutto ai culti di Demetra e di Artemide, profondamente connesse ai cicli naturali, alla trasformazione ed ai momenti di passaggio dell'esistenza umana; ma il termine sembra estendersi ad una figura rituale più ampia e ricorrente nel tessuto culturale religioso greco. Queste donne non erano solo officianti di culti, ma figure liminali ed estatiche che vivevano in una soglia sottile tra i mondi. Vivevano in una condizione di confine e proprio per questo erano considerate capaci di mediare tra il mondo umano e quello divino, traducendo il linguaggio delle divinità in forme ritenute accessibili per l'intera comunità.
Sempre a proposito delle qualità liminali delle api, alcuni miti raccontano che questi animali sacri potevano nascere dalla morte stessa emergendo dalla carcassa di un bue. C'è una credenza misteriosa ed affascinante, chiamata "bugonia" nelle tradizioni antiche, che lega profondamente questi animali al ciclo vita-morte-rigenerazione. La bugonia più che un mito rappresenterebbe un processo, un rito, di rigenerazione...una concezione talmente radicata nel mondo antico che si credeva che le api fossero generate proprio nel punto in cui la morte sembra avere l'ultima parola, trasformandosi invece in una nuova origine. Se le api erano esseri che nascevano dalla soglia tra vita e morte, allora le sacerdotesse che ne portavano il nome diventavano a loro volta capaci di abitare quella stessa soglia.
Non solo donne officianti di un culto, ma custodi di un modo di vivere sospeso tra i mondi e profondamente intrecciato ai momenti più importanti della vita...come la nascita, i cambiamenti, la morte, e la rinascita. Riti di passaggio di cui resta fondamentale chiedersi, soprattutto in una società moderna come la nostra che sembra aver smarrito il rapporto con il sacro e con i cicli della terra, che cosa significhi davvero “passare” da uno stato all’altro. Dove avvengono, concretamente, queste trasformazioni? Sono un cambiamento del corpo, dell'identità personale, comunitaria e sociale , oppure riguardano dimensioni più profonde e invisibili dell’essere? Qualcosa su cui riflettere e su cui mettersi in autentica discussione...
Le api hanno un legame profondo anche con la profezia. Nella tradizione antica erano considerate un simbolo di ispirazione divina, ovvero della parola che proviene dalle divinità...una forma di conoscenza che non nasce dall'uomo ma che bensì lo attraversa. Non è un caso che sacerdotesse e figure femminili oracolari siano talvolta descritte attraverso immagini o metafore legate alle api. Come le api raccolgono il nettare e lo trasformano in miele, così queste donne riuscivano ad accogliere in sé parole altre e le restituivano alla comunità in una forma comprensibile, trasformando in linguaggio ciò vi è al di là del velo. Un esempio particolarmente interessante e suggestivo è sicuramente quello della Pizia, la sacerdotessa del tempio di Delfi, che restituiva la voce del Dio Apollo sotto forma di responsi. 
Anche negli Inni Omerici il miele appare associato a figure profetiche femminili, le Thriai, ed alla parola ispirata. Come le api producono il miele, così queste donne producevano verità.


Sento che le Melissae incarnavano qualcosa che andava al di là di una complessa figura religiosa. Erano tessiture d’incontro tra natura (le api), cultura (le donne nella società) e sacro (la funzione sacerdotale). Sento che erano in grado di far vedere una sottile ed al tempo stesso potente realtà...che l’ordine dell’universo si riflette anche nei gesti quotidiani, nei corpi, nei rituali che vengono mantenuti vivi e perfino in un piccolo insetto.
Penso che riscoprire le Melissae, oggi giorno, significhi riscoprire una visione del mondo in cui natura e spiritualità non sono separate, ma profondamente intrecciate tra loro. In un’epoca come la nostra, in cui la vita delle api è diventata sempre più fragile e l'ambientale in cui viviamo sempre più inquinato, forse, vale la pena ricordare che un tempo questi piccoli animali erano considerati custodi di un sapere sottile, intermediari silenziosi tra ciò che è visibile e ciò che ai nostri occhi non lo è. Non semplici produttrici di miele ma creature capaci di incarnare un ordine, una vastità oltre ogni misura, e che proprio per questo erano percepite come sacre. E forse è proprio questo che oggi fatichiamo a comprendere, il fatto che il sacro non risieda altrove, lontano e irraggiungibile, ma che sia qui...nel mater-ico e che si manifesti nelle forme più semplici, nei ritmi naturali, nelle relazioni visibili e invisibili che tengono insieme le società ed il mondo.
Le sacerdotesse Melissae mi ispirano ad interrogarmi sui modi in cui possiamo scegliere di abitare il quotidiano...con attenzione, rispetto, cura, presenza e forse anche con una forma di ascolto che abbiamo, purtroppo, quasi del tutto dimenticato.

Fonti:
-'Melissa, archeologia delle api e del miele nella Grecia antica' di M. Giuman
-'The Bee in Greek Mythology' di A. B. Cook
-'The Sacred Bee in Ancient Times and Folklore' di H. M. Ransome
-'Historia Animalium' di Aristotele
-'Georgiche' di Virgilio
-Inni Omerici

𖦹
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